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né diario né appendice ma ipotesi (una o più?) di vita. “frasi composte”, nate dal dialogo con altri, in "reazione" ad altri. dall’ottobre 2008, e ancora proseguono, inserite senza scansione temporale. non si alimenta né edifica un’identità. nulla da raggiungere. come alla fine de "nel respiro": “l’indicibilità calpesta l’identità se l’identità non si lascia frantumare: non ottenere, non volere.”

4 February 2011

12 January 2011

“il mio libro è un bosco. come si fa a recensire un bosco? Sulla soglia, all’esterno, ti soffermerai sugli alberi davanti, gli unici visibili, l’occhio chiederà a se stesso la vastità del perimetro e nulla saprà dell’interno. All’interno i tuoi passi sveleranno luoghi ma mentre cammini, lontano alberi cadono, rami si spezzano, piante crescono animali cacciano altri animali e fiutano il tuo odore e si allontanano o ti vengono a cercare per curiosità, per sbranarti. quando uscirai, il bosco tornerà nel suo mistero compatto, nella sua naturalezza e vivrà della propria vita e non avrà bisogno delle tue parole per dare respiro ad altre bocche come la tua, per nutrire i suoi animali.”

12 January 2011

“Quando mi dai la tua piccola mano
/Che tante cose mai dette esprime
/Ti ho forse chiesto una sola volta
/Se mi vuoi bene? 

/ Non è il tuo amore che voglio
/Voglio soltanto saperti vicina/
E che muta e silenziosa/
Di tanto in tanto, mi tenda la tua mano (H.H.)”

dove trovare Hermann una persona così? e poi, è giusto chiedere tanto a chi ci ama e ci vorrebbe più vicini? chiederlo è già pretenderlo e chi non l’accetta ferisce, e dimentica, e allontana. una volta dentro la mano non può credere di non poter stringere ciò che più ardentemente vuole e che pensava di trovare. entrare è già uscire, uscire è già entrare.

11 January 2011

“ogni volto alimenta la luce e la spegne. ogni mano bianca lascia dei passi dietro di sé. percorrerli è perdersi. l’animale non perde il sentiero”

4 January 2011

“niente di particolare, la solita sensibilità devastante che va a braccetto con demoni dagli occhi chiari.”

20 November 2010

so le poesie come getti di sperma, ogni verso fuoriuscito il germe di ogni possibilità e fisso in quella sua armonia di coincidenze per mancanza di una sua libertà. la libertà insita nei ferri di una legge e nella voce della casualità.
è vertigine pensare impensabile la sutura di noi.
ritornare all’acqua, vederne i sassi sullo sfondo e lo scorrere di quei sassi in quel fiume immobile. la fede più dura è quella che resiste lasciandosi plasmare.
un vuoto tagliente e creature d’acqua sullo sfondo. ogni parola un gesto ripetuto. ogni parola tracima in apparente impossibilità. ancora la forza più forte vince, un libro orgiastico dà ragione di tutto. la pelle non copre chi è fatto d’ossa.

3 September 2010

“l’arte tracima nella fuga di un segno e così la vita che non chiami più vita perché in quei boschi vissuta. Ogni gesto, lì, ordina alla lentezza. E ora Budapest. E il gesto che ora ritieni più insignificante ricorda la Parigi dei vent’anni senza sosta, i giorni senza soldi a dividere panini alla cipolla con i piccioni francesi. Ricorda naso e polvere e fumo… anni scanditi da ipotesi di maledettismo. Soprattutto ricorda 9 anni cancellati, chiamati vuoto, preparazione, il prima del dopo e l’amore per la poesia tanto ossessionante da cancellarla dopo nella scrittura, quando la platea s’è stesa davanti ai sogni che volevi veri. E ottenuta la voce ecco il ritiro e la solitudine più devastante e incessantemente voluta.”